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Home Blog Quando anche i più forti crollano: la pressione invisibile sui ragazzi

Quando anche i più forti crollano: la pressione invisibile sui ragazzi

Dal grande pattinatore Ilia Malinin, pronto sulla vetta del mondo a conquistare l’oro, che crolla sotto gli occhi di tutti, ai ragazzi che ogni giorno si sentono schiacciati dalle aspettative, forse troppo grandi, dei loro genitori e non solo: nella società odierna c’è una pressione invisibile che affonda i giovani, una paura di non farcela ormai interiorizzata che pesa come un macigno e contiene in sé stessa il seme del fallimento. Abbiamo chiesto un parere alla Dottoressa Elisa Buratti, del Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti di Milano, per aiutarci a comprendere questa paura di deludere che attanaglia nel profondo gli adolescenti di oggi.


Ilia Malinin, al Gala delle Olimpiadi, è tornato il campione di sempre?

Ci siamo chiesti: cosa ti rende il campione indiscusso di una disciplina virtuosa, acrobatica e potente come il pattinaggio di figura? Certamente: le doti tecniche, la forza muscolare, l’esplosività, l’espressività e l’eleganza dei movimenti, la coordinazione. E, come in tutti gli sport agonistici, la capacità di reggere la fatica e gli enormi sacrifici, il controllo, la concentrazione, la determinazione...

Però lo abbiamo visto tutti. In pochi istanti, durante il programma lungo dei Giochi di Milano Cortina 2026, quelle meravigliose caratteristiche riunite in un solo ragazzo – e tante altre che da semplici appassionati di pattinaggio artistico non sappiamo neppure elencare – si sono dissolte, e Malinin si è ritrovato più volte ad atterrare sul ghiaccio con il corpo, invece che con le lame.

Soprattutto, il QuadGod non è riuscito a realizzare tutti i salti quadrupli previsti, e il suo oro certo nella classifica individuale finale si è trasformato (solo) in un ottavo posto.

E’ stato incredibile e drammatico per noi che guardavamo da casa... figuriamoci per lui.

Poi, al gala del 21 febbraio, sulle note potenti e cupe di “Fear” del rapper statunitense NF, Ilia ha pattinato in modo straordinario.

Secondo noi, questo ragazzo non aveva bisogno di tornare ad essere un campione. Malinin è un campione. E questo non si cancella con una o più cadute sul ghiaccio durante una competizione, anche se si tratta delle olimpiadi. Non è l’errore in una gara che lo definisce.

Noi di www.facilebimbi.it, che ci rivolgiamo ogni giorno ai genitori di bambini e ragazzi, non possiamo fare a meno di riflettere su quello che è successo. Nella “paura” di Malinin leggiamo la paura degli adolescenti di oggi, schiacciati dalle aspettative troppo grandi delle famiglie e della società, di deludere tutti, anche sé stessi.

Per aiutare a comprendere meglio questa pressione invisibile che tormenta i nostri ragazzi, abbiamo chiesto alla Dottoressa Elisa Buratti del Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti di Milano di darci un suo parere sull’argomento.

IL PESO DELLE ASPETTATIVE NEGLI ADOLESCENTI: QUANDO ANCHE I PIU' FORTI CROLLANO

di Elisa Buratti

La scena ha fatto il giro del mondo: un giovane atleta destinato all’oro, talento purissimo, simbolo di eccellenza, che crolla sotto gli occhi di milioni di spettatori. Errori uno dopo l’altro, incredulità, lacrime. Le mani tra i capelli del suo allenatore, o semplicemente di un padre.

Questa non è solo una storia di olimpiadi e di eccellenza.

È una fotografia potente di qualcosa che vediamo ogni giorno tra i nostri giovani pazienti del Centro Clinico, nelle scuole, nelle famiglie: il peso delle aspettative che si trasforma in fragilità.

Dietro quella caduta non c’è solo una prestazione sbagliata. C’è il tema, profondamente contemporaneo, delle pressioni sociali e relazionali che gravano sugli adolescenti. Pressioni che non fanno rumore, ma scavano e spezzano.

DALLA SPINTA VERSO L'ALTO AL PESO INVISIBILE DELLE ASPETTATIVE

Viviamo in un’epoca completamente nuova: siamo passati da una cultura del dovere, fatta di limiti, regole e segnata dal senso di colpa per ogni obiettivo mancato, a una cultura della prestazione. Oggi domina l’urgenza di riuscire, di emergere, di essere speciali, e il sentimento che la governa è la paura del fallimento.

Si è passati dal “non puoi” al “devi riuscire”.

Questo cambiamento ha effetti profondi. L’adolescente non si sente oppresso da regole esterne, ma da aspettative interiorizzate. Non teme tanto la punizione, quanto la delusione. Non quella astratta, ma quella concreta negli occhi di chi ama, in primis dei genitori. Non ha un senso di colpa, ma di vergogna e umiliazione. 

Per l’adolescente – ma se ci pensiamo bene noi adulti non siamo tanto diversi – quando l’asticella viene posta sempre troppo in alto, anche il successo rischia di non bastare mai. L’aspettativa non è più solo alta. È grandiosa. Ed è proprio in questo terreno fertile che si insinua un problema molto grosso: il successo, così come il fallimento, diventa identità. Il valore personale finisce per coincidere con il risultato. Se vinco, sono vincente; se perdo, sono perdente. Quando l’errore diventa identitario si passa dall’aver fallito all’essere un fallito. E questo non è emotivamente tollerabile.

Il problema non è avere ambizioni: è giusto che un ragazzo nutra aspettative su di sé. La vera domanda è dove si trovi il confine tra un’alta aspettativa – segno di fiducia nelle proprie possibilità – e un’aspettativa grandiosa, irraggiungibile, narcisistica che contiene già in sé il seme del fallimento.

GENITORI CHE SOSTENGONO... O SOSTENGONO TROPPO?

Il cambiamento sociale a cui stiamo assistendo ricade inevitabilmente anche sulle dinamiche familiari e sugli stili genitoriali. Per esempio, nella famiglia tradizionale degli anni ’80, emotivamente più distante, molti padri non sapevano nemmeno quale scuola frequentasse il figlio e molte madri ignoravano dove trascorresse i pomeriggi: bastava che il ragazzo fosse a casa per cena, all’ora giusta.

Oggi la situazione è diversa. I genitori sono presenti, (iper)coinvolti, attenti. Conoscono tutto del mondo dei loro figli: ascoltano la stessa musica, guardano le stesse serie TV. Grazie – o a causa – del registro elettronico, sanno com’è andata la verifica di storia ancora prima che il ragazzo rientri a casa con il voto. E con la geolocalizzazione sanno dove si trova durante la giornata, in ogni momento. Oggi, la relazione tra genitori e figli è molto intensa, carica di aspettative positive, investimenti, sogni condivisi. Il rischio però è la saturazione. Il troppo.

Quando il figlio diventa il progetto più importante dei genitori, la libertà di fallire si riduce drasticamente.

Non viene detto apertamente… tuttavia il ragazzo interiorizza l’idea che sbagliare significhi incrinare qualcosa di molto più grande di una prova andata male. Significa deludere, distorcere la propria immagine agli occhi degli altri. Lo sguardo mortificato del giovane pattinatore e quello disperato del padre di fronte alla sconfitta non sono poi così diversi dalle facce che si vedono alla consegna delle pagelle o alle partite di calcio dell’oratorio. Solo che, lì, la cosa non finisce ovunque sui giornali o sui social…

Il TERRORE DI DELUDERE: LA PRESSIONE INTERNA CHE SCHIACCIA I RAGAZZI

Gli adolescenti che si rivolgono al Centro Clinico e parlano delle loro paure raramente citano parole come “la fatica” o “l’impegno”. La vera paura dei ragazzi è quella di deludere. Deludere i genitori. Deludere sé stessi. Deludere lo sguardo degli altri, amplificato da social e contesti iper-esposti. 

Il risultato è una pressione continua. Non serve più qualcuno che spinga: la spinta è diventata interna. E quando la pressione è interna, è più difficile da riconoscere e da modulare. 

È qui che nascono molti crolli improvvisi: non per debolezza, ma per saturazione. Le storie di cadute clamorose ci colpiscono perché rompono una narrazione rassicurante: quella del talento che basta a sé stesso. In realtà, più un ragazzo viene identificato con il suo successo, più diventa fragile… perché se vali perché riesci, cosa succede quando non riesci? 

Molti adolescenti vivono dentro un’equazione implicita. E allora l’errore non è più un’esperienza, ma una minaccia identitaria. Non riguarda quello che è successo, ma chi sei. In queste condizioni, anche i più preparati possono crollare. Non per mancanza di competenze, ma per eccesso di significato.

RESTITUIRE SPAZIO ALL'IMPERFEZIONE: L'ERRORE COME CRESCITA

Forse il compito più urgente per noi adulti, genitori, educatori non è spingere di più, ma alleggerire. Restituire ai ragazzi il diritto all’imperfezione. Significa cambiare sguardo: passare da una logica di risultato a una logica di esperienza. Significa aiutare i figli a separare il valore personale dalla performance. Significa dire, anche implicitamente: tu resti tu, anche quando sbagli. Sei amabile anche nell’errore. Il mio amore per te non è condizionato alla tua riuscita.

È un lavoro culturale prima ancora che educativo, che riguarda tutti, non solo il mondo dei giovani. Quello che diciamo sempre ai ragazzi infatti è che la cosa più difficile nella vita non è essere bravi; tutti possiamo essere bravi. La cosa più difficile è tollerare quando non lo siamo. Accettare il limite, comprenderlo e perché no, farci pace. Anche questo significa crescere.

NOI GENITORI COME REAGIAMO DAVANTI AGLI ERRORI DEI NOSTRI FIGLI?

Davanti a un crollo pubblico eclatante come quello del pattinatore che per tutti era già in cima al mondo, siamo portati a chiederci cosa sia successo a quel ragazzo. Forse dovremmo iniziare a chiederci anche cosa succede intorno ai ragazzi oggi.

Che spazio diamo all’errore dei nostri figli? Quanto pesa il nostro sguardo? Quanto valore diamo alla riuscita rispetto alla presenza, all’avere rispetto all’essere?

Gli adolescenti non hanno bisogno di adulti perfetti.

Hanno bisogno di adulti che reggano la loro imperfezione senza trasformarla in fallimento. È lì che nasce la vera resilienza: non nell’assenza di pressione, ma nella presenza di relazioni che non crollano quando qualcosa va storto.


Dott.ssa Elisa Buratti

Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti 

Il Centro Clinico di Psicologia Caltanissetta Buratti è una realtà strutturata, altamente specializzata nella valutazione, nella diagnosi e nel trattamento di adolescenti, adulti, coppie e famiglie.

Se desideri saperne di più, vai alla scheda dedicata

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